Carmen Hernández iniziatrice del Cammino Neocatecumenale. Barcelona

Carmen: Una donna che il Signore ha voluto per sé

Chiusura del processo diocesano di beatificazione di Carmen Hernández

Il 2 giugno 2026, nel Seminario Diocesano Missionario Redemptoris Mater di Madrid, proprio davanti al sacello che custodisce i resti mortali di Carmen Hernández si è svolto un atto di particolare rilevanza: si è dichiarata ufficialmente conclusa la fase diocesana del processo di canonizzazione della Serva di Dio. Alla presenza dell’Arcivescovo di Madrid, Card. José Cobo, di numerosi Vescovi, di Kiko, Padre Mario e Ascensión, di oltre 500 tra itineranti provenienti da tutto il mondo e alcuni fratelli delle comunità neocatecumenali di Madrid. Presenti anche Don Alberto Fernandez, Delegato Episcopale per le cause dei Santi della Diocesi di Madrid e i membri del tribunale che hanno seguito la fase diocesana di Carmen.

Nel suo saluto Kiko ha apprezzato il lavoro fatto dal tribunale diocesano in questi dieci anni, raccogliendo testimonianze, scritti e altri documenti della Serva di Dio. “Io posso dire, ha aggiunto, che Carmen ha sempre pensato al bene della Chiesa. Che amore aveva ai Papi, ai Vescovi e ai Presbiteri! Inoltre, senza di lei non ci sarebbe stato il Cammino Neocatecumenale. Che grande aiuto è stata Carmen per il Cammino. Ci ha portato le ricchezze del Concilio Vaticano II, della Veglia Pasquale, delle radici ebraiche del cristianesimo. E’ stata una teologa in costante ricerca. Ha posto con generosità la sua straordinaria intelligenza spirituale a servizio del Cammino, trasmettendoci con entusiasmo la novità del Concilio, Tutta la sua esistenza segnata dal suo amore a Cristo e alla missione della Chiesa”.

E proseguendo Kiko ha ribadito che dietro lo stesso “esito del Cammino” c’è l’amore incondizionato che lei ha avuto per Gesù Cristo: “Donna davvero eccezionale, con una generosità grande: he negato se stessa per mettere avanti me. Ha accettato di rimanere in secondo piano per il bene dei fratelli del Cammino. Già solo per questo meriterebbe di essere beatificata”

È stata data lettura della conclusione dei lavori e firmato il decreto di chiusura di questa fase, con la nomina del “portatore” di questi Atti a Roma, al Dicastero delle Cause dei Santi. I membri del tribunale diocesano hanno giurato di aver compiuto con cura l’incarico ricevuto e di custodire il segreto d’ufficio. Si è poi sigillata con lacca l’ultima delle 70 scatole dentro cui sono stati raccolti tutti i documenti scritti raccolti per consegnarli al Dicastero di Roma.

Il Card. Kevin Farrel, Prefetto del Dicastero “Laici, Famiglia e Vita”, ha voluto essere presente all’atto con un messaggio in cui ha ricordato la figura di Carmen come quella di una donna franca e senza finzioni, il suo amore per la preghiera e la Liturgia, la sua familiarità con la Sacra Scrittura, il suo amore ai Papi e la coscienza viva della centralità che per lei aveva il mistero pasquale nella vita cristiana, la venerazione per i luoghi santi e soprattutto “l’amore tenero e appassionato per Cristo, considerato come lo sposo della sua propria anima”.

Concludere questa fase del processo è stato, certamente, un atto formale, ma di grande significato, come è stato sottolineato dal Card. Cobo nel suo saluto, perché è la Diocesi che riconosce in uno dei suoi membri l’opera del Signore e la sua risposta generosa.


Brevi cenni biografici

Scrivere di Carmen commuove. La sua vita è così piena, piena del suo mistero di donna, delle sue capacità di studio, delle due doti di ricercatrice, di scienziata, di conoscenza dei Padri della Chiesa, del catecumenato antico, del mondo, della cultura, ebraica, così piena di amore alla Scrittura, alla Liturgia, di amore ai Papi (da non perdersi la lettura di nessun intervento sulle pagine dell’Osservatore Romano, così piena di Dio che si resta sorpresi, affascinati, trascinati dietro la sua figura e non si sa per dove mettersi se si vuole farne una breve presentazione.

Bene ha scritto di lei Kiko presentando i suoi Diari:

“Ora comprendo meglio tanti frutti del Cammino. Dio ci ha dato una sorella con un grado di santità unico e non poteva essere altrimenti, data l’importanza della missione che Dio ci ha affidato. Leggendo il suo amore a Cristo mi sento piccolo e povero e non so come ringraziare Dio per la grazia immensa di aver avuto Carmen come compagna nella missione. Cinquant’anni senza un attimo di sosta: viaggi, scrutini, visite a tante comunità a Madrid, Zamora, Barcellona, Parigi, Roma, Firenze, Ivrea… Ascoltando e ascoltando ogni fratello sulla sua vita, le sue sofferenze e la sua storia, illuminandola alla luce della fede, della croce gloriosa di Nostro Signore Gesù”.

Carmen Hernández Barrera, nasce a Ólvega (Soria, Spagna), il 24 novembre 1930, figlia di Antonio Hernández Villar e di Clementa Barrera Isla, quinta di 12 figli (3 muoiono ancora piccoli), ed è battezzata il 28 novembre nella chiesa parrocchiale di Santa María la Mayor a Ólvega. Ai tre mesi si trasferisce con la famiglia a Tudela e più tardi a Madrid. Studia e completa gli studi di Scienze Chimiche alla Universidad Complutense di Madrid, con risultati brillanti. Lavora poi in varie industrie familiari fino a quando, nel 1954, abbandona la promettente carriera che il padre voleva per seguire Cristo, entrando a far parte dell’Istituto delle Missionarie di Cristo Gesù, da poco fondato in Spagna, e vi rimarrà fino al 1962, quando lo deve lasciare in obbedienza alle sue superiore che non la voglio ammettere alla professione solenne dei voti. La motivazione: lei e alcune sue sorelle di Istituto non sono ritenute capaci di seguire il carisma dell’Istituto. Alla luce delle lezioni sul Mistero Pasquale, del liturgista spagnolo, Padre Farnés, che accompagnerà gran parte della sua vita, vive questo tempo come una chiamata del Signore ad offrire il suo Isacco, la vocazione alla missione che sente sin dalla giovinezza.

Dopo una lunga peregrinazione in Israele, sulle orme degli eventi dove si è compiuta la Parola di Dio, che le darà un impatto esistenziale di questa Parola, torna in Spagna per unirsi alle sue consorelle in una nuova fondazione che vorrebbero realizzare tra i minatori della Bolivia… Ma il Signore dirotta ancora una volta la sua vita verso la periferia di Madrid, tra i baraccati di Palomeras Altas, dove Kiko, insieme ad una sua sorella sta iniziando qualcosa di nuovo.

Quando il 28 agosto 1965 la Guardia Civil incomincia la demolizione delle baracche di Palomeras, e comincia proprio con la baracca di Carmen, Kiko convince l’allora Arcivescovo di Madrid, Mons. Casimiro Morcillo, a venire ad aiutarli, ferma la demolizione, conosce la piccola comunità che il Signore sta costruendo tra i baraccati, ne resta affascinato e – lui che viene dal C0ncilio Vaticano II dove ha respirato tutta la rinnovazione che si sta compiendo nella Chiesa – ne comprende l’importanza e il dono di Dio che può essere per la Chiesa: permette loro di celebrare l’Eucaristia sotto le due specie e di fare l’eco della Parola. Per Carmen, vedere l’Arcivescovo lì tra i baraccati a benedire questo piccolo seme, è il segno ecclesiale che la convince a dedicare la sua vita, insieme a Kiko Argūello, formando quella trama di iniziazione cristiana che diventerà il Cammino Neocatecumenale.

E la vita di Carmen prende ora questo orientamento definitivo: la sua chiamata alla missione diventa un dedicarsi interamente, dedicare il frutto di tutti i suoi studi, tutta la sua grande spiritualità, tutta la sua femminilità alla formazione di un itinerario neo-catecumenale – neo-catecumenale perché non diretto propriamente alla preparazione battesimale, come nella Chiesa antica, ma alla per la rinascita e la crescita nella fede di persone già battezzate.

Questa, in breve sintesi, la vita di Carmen, in due grandi tappe: l’infanzia e la giovinezza (sino ai suoi 30 anni), come preparazione e poi, insieme a Kiko Argüello, senza il quale, come necessario complemento, non avrebbe potuto farlo, come attuazione e messa in pratica di quella “modalità dell’iniziazione cristiana” che costituisce il Cammino Neocatecumenale.

Il dono di Carmen alla Chiesa

Il 5 maggio 2018 Papa Francesco definiva il Cammino Neocatecumenale “un grande dono per la Chiesa del nostro tempo”. In questo modo affermava indirettamente che anche gli iniziatori di questa “modalità di iniziazione cristiana” sono un grande dono per la Chiesa.

E Carmen è stata veramente un grande dono di Dio per la Chiesa del nostro tempo. L’annuncio di Papa San Giovanni XXIII, che il 25 gennaio del 1959 indiceva il Concilio Vaticano II – come risposta dello Spirito Santo alla sfida epocale del nostro tempo che chiede di “immettere l’energia perenne, vivificante, divina del Vangelo nelle vene di quella che è oggi la comunità umana” – ha posto questo evento al centro della vita della Chiesa del XX secolo. E tutta la vita di Carmen si muove nell’alveo delle Costituzioni Conciliari che costituiscono il fulcro di questo evento: la “Lumen gentium”: Cristo, “luce delle genti”, pone la sua Chiesa come comunità cristiana in missione nel mondo; la “Sacrosanctum Concilium”: rinnova la Liturgia, a partire dalla Pasqua e dalla celebrazione dell’Eucaristia; la “Dei Verbum”: ridona alla Chiesa la Parola di Dio, come lampada ai nostri passi e luce sul nostro cammino (cf Sal 119.105); la “Gaudium et spes”: “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (GS 22).

Leggendo la vita di Carmen si resta affascinati da come il Signore, attraverso questo percorso conciliare, ha costruito le tappe della sua esistenza: la vocazione missionaria che la illumina e la forgia sin dall’infanzia, senza darle tregua, strappandola alla sua famiglia e al suo sogno per metterla a servizio della Chiesa; il mistero della Pasqua che la unisce profondamente alla passione del Signore – fino a sacrificare il suo Isacco – in una kenosi (discesa) senza fine, per poi unirla alla risurrezione e ascensione del suo Signore, vissute esistenzialmente; l’amore alla Parola di Dio che, dapprima, le fa percorrere le vie della Terra Santa e, poi, scoprire tutta la storia della salvezza, da Abramo sino all’Apocalisse nel servizio alla catechesi, per portare tutte le comunità a contatto con la Terra del Signore; con una intimità di vita con Gesù Cristo, Signore della sua vita: il kerigma fatto carne nella sua storia per essere portato come buona notizia al mondo. E a sigillo di tutto questo, una amore alla Chiesa – al Papa in particolare – che sorprende e commuove.

Il Card. Antonio Maria Rouco, Arcivescovo emerito di Madrid, nell’introduzione alla prima biografia di Carmen, a cura di A. Cayuela, ha scritto:

“Carmen Hernández Barrera è stata una donna dalla personalità forte e indomabile, una cristiana ‘preparata e disposta’ con uno di quei charismata clarissima (‘carismi straordinari’, LG 12) per contribuire a rinnovare e a edificare sempre più la Chiesa nel periodo storico del Vaticano II, in fedele e obbediente sequela e armonia con la sua dottrina e con i suoi principi ecclesiologici, spirituali e pastorali, orientati a una ‘messa a punto’ (un ‘aggiornamento’) di una nuova evangelizzazione dell’uomo e del mondo contemporaneo”.

Anche il Card. Ricardo Blazquez, già Arcivescovo di Valladolid e Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, che ha conosciuto personalmente queste due personalità, fa una preziosa lettura della vita di Carmen, in relazione alla vita di Kiko:

“Sebbene sia Kiko il catechista che parla sempre, e Carmen quasi sempre in ascolto, a volte pregando, altre inquieta, intervenendo di tanto in tanto con alcune riflessioni, riteniamo che il contenuto delle catechesi e lo sviluppo dei ‘particolari passaggi’ e dei ‘riti’, cosi anche l’organizzazione dell’evangelizzazione attraverso i catechisti itineranti o locali e le famiglie in missione, si debba congiuntamente all’equipe iniziatrice. Ciascuno vi ha apportato i doni ricevuti da Dio. Senza cercare di capirne l’operato individuale, richiama tuttavia la nostra attenzione il fatto che entrambi si siano mantenuti fedeli e uniti nel compimento della missione affidata loro da Dio, ossia, aprire nella Chiesa di oggi un catecumenato per battezzati, molti dei quali non ancora iniziati… I due, Kiko e Carmen, malgrado le differenze, e a volte i disaccordi, hanno compreso che, oltre i lori limiti, non rimaneva che affidarsi alla missione evangelizzatrice. Sono entrambi personalità forti e, sebbene la missione nel tempo li abbia ripuliti, i loro tratti peculiari si sono sempre mantenuti vivi. Dio ci sorprende con il suo agire che tocca il cuore, malgrado i limiti dei messaggeri della sua misericordia. I due erano inseparabilmente chiamati a partecipare alle sofferenze per il Vangelo (cfr. 2 Tm 1,8-12)”

L’amore personale, intimo, con Gesù Cristo

La citazione, anche se lunga, aiuta a comprendere – specie per chi li ha conosciuti personalmente – il rapporto profondo, anche intimo, direi, se si comprende bene il significato spirituale della parola, ma quello che di Carmen non si può tacere è il suo rapporto personale con Gesù Cristo. Senza nessuna esagerazione, vorrei dire il suo rapporto sponsale con lui, fatto di lunghi tempi di preghiera, e specialmente della preghiera della Chiesa: ho notato che dai suoi “Diari” si può come ricostruire il Salterio quotidiano, perché i Salmi la nutrivano quotidianamente; rapporto sponsale fatto di dialogo intimo, anche poetico;

Quando tutto svanisce nel nulla

E la notte nell’oscurità,

L’anima si nutre del nulla.

Signore, Dove? Come? Chi sei?

Tu sei un Dio misterioso, nascosto,

E la tua assenza rende impossibile la gioia…

Gesù, Gesù mio,

Grido a Te notte e giorno.

Vieni, vieni,

Amore della mia giovinezza

E della mia speranza.

Infondimi energia,

Che piombo nel nulla.

Vieni, Gesù. Ti amo.

Spero solo in Te.

Abbi compassione della mia

Impotenza assoluta

Della mia nullità radicale.

Vieni, vieni.

Tu. Sei Verità, Unico. Tu esisti!

(3 giugno 1979).

E si potrebbe continuare questo canto che copre l’intera sua vita. Anche quando negli ultimi anni la sofferenza è diventata una spina quotidiana, non è venuta meno la sua preghiera, questo canto d’amore:

Gesù, è malattia, è la notte?

Sono i complessi “nativi”.

Che mi succede, Signore?

Sono ammalata.

Passo tutto il giorno in una sofferenza viva.

Gesù, mi risveglio triste

E con la paura e nel nulla.

Tutto, perché?

Gesù, dì alla mia anima che sei Tu,

che stai dietro a tutto questo.

Gesù, che misteriosa la vita,

che misteriosi gli uomini.

Gesù, è possibile?

Vieni, Signore, abbi compassione di me,

illumina il tuo volto, vieni.

La notte.

Niente mi interessa e nulla vedo.

Senza di Te, esiste solo il nulla.

Senza di Te, come è possibile tutto?. [1].

Gesù, tu sei il forte,

tue sono le iniziative e la vittoria,

tu sei l’amore.

Gesù, se tu venissi nella tua notte

in questa notte,

se ti facessi davvero realtà,

Gesù, vedresti sogni da bambina

e complessi da adolescente.

Dove sono, Signore, quei gelosissimi amori

con i quali, in modo meraviglioso, mi consolasti in gioventù?

Dove ti nascondi quando cominciano a mancarmi le forze,

quando si fa notte e la vita volge al declino?

Gesù, vieni, se è tutto vero

e tu mi sei presente come dolce respiro

ed è verità il passato e il futuro,

e tu sei con me, baciami Gesù,

e domani andremo soli

in mezzo a questo “mondo di consumo” che ti festeggia,

Gesù, andiamocene liberi,

slegati, felici, credendo e amandoci,

io ti darò del tuo amore, con il quale dolce e soavemente verrai a me,

vieni, Gesù, rendi vera la vita,

Gesù, rendicela eterna.

Dimmi chi è l’uomo,

Gesù, mio Signore

(19 dicembre 1971, domenica) [2].

Di Carmen mi restano queste certezze, che le possono aprire la strada non solo alla santità, ma a diventare “Dottore della Chiesa”: l’amore e la penetrazione teologica della Parola di Dio, il suo amore per la Liturgia, per la Pasqua, il suo desiderio di portare la Pasqua nel cuore della Chiesa, il suo amore per Israele, per la rivelazione di Dio a questo popolo e la sua passione per la donna, per il suo essere donna che ha fatto apprezzare a migliaia di donne la propria femminilità, riconciliandole con la propria storia matrimoniale o entusiasmandole alla vita contemplativa.

Carmen, una donna del nostro tempo che il Signore ha voluto interamente per sé, che ha segnato questo momento della storia della Chiesa, insieme a Kiko, creando una modalità diocesana di iniziazione cristiana che sta dando tanti frutti di conversione e di missione; una donna che tutti desiderano vedere presto coronata e innalzata alla gloria degli altari, alla santità

Don Ezechiele Pasotti

[1] Servano da esempio queste prime annotazioni dei suoi diari personali già pubblicati, annotazioni redatte tra il gennaio e il febbraio del 1979. Cf. C. HERNÁNDEZ, Diarios 1979-1981, nn. 1.11.21.35.38.

[2] Documentos Carmen Hernández, Vol. 32, Diarios íntimos y escritos 1970-1971, 19/12/1971.